EURO – Più rimaniamo, più diventeremo poveri
EURO – Più rimaniamo, più diventeremo poveri

EURO – Più rimaniamo, più diventeremo poveri

Con la vittoria del “no” in Grecia, si ricomincia a parlare di euro in Italia. Da giorni sono state consegnate duecentomila firme per un disegno di legge di iniziativa popolare volto a rendere possibile un referendum di indirizzo sulla permanenza dell’Italia nell’euro. Ormai è chiaro che si può fare. Nonostante tutto ci giungono numerose richieste e obiezioni alle quali rispondiamo con questo post. A molte altre è stato risposto in passato.

EURO/FAQ

1 – Chi ha il mutuo dovrà pagare piu´interessi, ma su una cifra svalutata.

In realtà molti mutui hanno interessi calcolati in funzione dell’Euribor (agganciato all’oscillazione dell’euro), con interessi che non aumenteranno. Inoltre, un possibile aumento dell’inflazione avvvantaggia i debitori in quanto riduce il valore reale del mutuo da rimborsare.

2 – Diciamo subito chiaramente il referendum sull’uscita dall’euro non verrà mai accettato dalla Corte Costituzionale e per motivi ovvi: 1) Si tratta di un trattato internazionale 2) Sono materie legate al bilancio dello stato. Art 75 della Costituzione, 2 comma: Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.

La legge di iniziativa popolare che è stata proposta è di livello costituzionale, questo vuol dire che ha lo stesso livello di importanza della Costituzione. Infatti il referendum consultivo non è stato previsto dalla Costituzione, ma come è già stato fatto nel 1989 per consentire l’ingresso nell’euro è possibile prevederlo con una legge costituzionale.

3 – Poi possiamo essere d’accordo o meno che entrare nell’euro sia stata una pessima idea, ma uscire ora con la situazione economica attuale e con BCE che ci sta facendo finanziare ai livelli più bassi della nostra storia mi sembra azzardato.

Non è solo un problema di finanziamento (che in realtà sta andando alle banche), ma una questione di competitività del sistema Italia (da quando ci siamo agganciati all’euro abbiamo perso il 25% della nostra produzione industriale e la Germania invece ha aumentato del 26%) e di sostenibilità del debito pubblico (nell’anno in cui Berlusconi fu cacciato perché lo spread era alle stelle stavamo pagando 78 miliardi di interessi, il prossimo anno ne dovremo pagare circa 100 a causa dell’aumento dello stock del debito.).

4 – Bisogna considerare che con l’uscita dall’euro avremmo una fuga di capitale enorme (ricordate gli spalloni svizzeri) perchè chi terrebbe i soldi in una moneta destinata a svalutarsi e con un debito pubblico enorme.

La fuga dei capitali è putroppo già in corso e va bloccata proprio con l’uscita dall’euro. Ancor prima che annunciassimo il rererendum, a settembre 2014 abbiamo avuto il record di capitali esportati fuori dall’Italia. Tra agosto e settembre 2014 sono usciti 67 miliardi di euro dall’Italia e il motivo è che gli investitori non credono più ad una ripresa economica dell’Italia. In caso di uscita sarà comunque interesse del governo in carica introdurre limiti alla fuori uscita di capitali.

5 – Le banche, le aziende con prestiti in euro si troverebbero a dover continuare a pagare i debiti in euro (molti contratti dei prestiti obbligazionari, degli swap sono sotto legislazione uk). Ci sarebbero dei costi enormi di gestione del passaggio da una valuta all’altra incluso i costi di gestione del rischio valutario da parte delle aziende che importano/esportano.

Il grosso dei costi dell’uscita riguarda solo il debito pubblico e privato emesso sotto legislazione estera.questo infatti non sarà ridenominabile. Sul fronte debito pubblico solo un 7% è in tale situazione. Assumendo un 20% di svalutazione si tratta per lo Stato di coprire perdite da ridenominazione di circa 35 miliardi. Il grosso delle perdite riguarderà debito bancario e privato per una cifra stimabile intorno a 150 miliardi. Alcune banche potranno essere nazionalizzate come già successo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

6 – C’è il rischio di una svalutazione degli asset immobiliari o che anche se è magari possibilità remota veniamo sbattuti fuori dalla comunità europea.

No.Il valore degli immobili sarà ridenominato nella nuova valuta e perderà un valore pari alla svalutazione per l’acquirente estero, ma non per quello domestico che avrà una valuta ridenominata. In media in Italia 100 metri quadri di immobile costano 5 volte il reddito pro capite della provincia il cui risiede l’immobile. Euro o lira, tale proporzione non si modificherà.
Oggi l’Unione Europea è composta da Paesi con l’Euro e Paesi senza (es. Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Polonia). L’adozione dell’Euro non è una condizione essenziale per essere all’interno dell’Unione Europea.

7 – Ne vale la pena di rischiare ora? Se fossimo la Germania con un economia forte, forse si ma ora che abbiamo già una marea di problemi perchè aggiungerne altri.

La nostra economia sta andando allo sbando. Abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale da quando ci siamo agganciati allìEuro e gli interessi sul debito sono in continua crescita anche con questi “governi del presidente“.Stando nell’Euro potremo solo aumentare le tasse o tagliare lo stato sociale fino a quando possibile, poi il default. O fuori dall’Euro o default.

8 – Se usciamo dall euro quanto varrebbe un euro in lira? Spero la stessa cifra di quando ci siamo entrati. Grazie

Il cambio con la nuova valuta nazionale sarebbe probabilmente uno a uno con l’euro. Tale nuova moneta poi e’ stimabile che si svaluti di circa un 20%

9 – Ok, ci sto, ma ad una condizione: mi devi assicurare che il debito che prima dell’entrata nell’euro, io avevo con lo Stato italiano, ritorni nelle casse dello Stato italiano, perché se rimane nella BCE, allora non ne vale la pena. Il debito, in realtà, è la ricchezza di un Paese, perché equivale al credito che lo Stato fornisce ai suoi privati cittadini. Quando Prodi ci ha condannato facendoci entrare nell’Euro, ha messo la nostra ricchezza nelle mani di speculatori senza scrupoli, che non saranno molto ben disposti a restituircela…
Ho paura che il sogno di diventare una nazione sovrana come il Giappone o come l’America e l’Inghilterra, peraltro fautrici di questa disgrazia, sia destinato ad infrangersi molto rapidamente.

Oggi il debito italiano posseduto da banche e istituzioni estere è circa il 35%, solo due anni fa era circa il 50%. Saranno infatti loro a perderci nel caso di adozione di una valuta nazionale da parte dell’Italia e questo è il motivo per il quale stanno diminuendo la loro esposizione e stanno lavorando contro l’uscita dall’Euro da parte dell’Italia.

10 – Per pilotare l’uscita dall’euro, ci vogliono persone competenti e, sopratutto, oneste.
QUALITA’ CHE MANCANO COMPLETAMENTE A QUESTA MARMAGLIA CHE CI GOVERNA. LORO, con l’uscita dall’Euro, troveranno il modo di riempirsi le tasche, come hanno fatto all’entrata(nei primi anni, ci fu il boom dei SUV). LORO, decideranno quando uscire dall’euro, nei 20 giorni precedenti, porteranno fuori dai confini, tutti gli euri che ancora non hanno portato; poi, un venerdì notte, bloccheranno tutti i conti correnti. Unico vantaggio, le esportazioni; peccato che, per produrre, ci vogliono le imprese, ma di queste, non ce ne sono più.

Da quando abbiamo adottato l’euro abbiamo perso un quarto della nostra produzione industriale. Usciamo prima che sia troppo tardi. Più rimaniamo, più diventeremo poveri e senza un tessuto industriale. Questo è nei fatti: oggi la disoccupazione è alle stelle e migliaia di imprese chiudono.



FONTE : 5 Stelle Uniti per Brindisi – Sosteniamo il M5S (Movimento 5 Stelle)