Donbass, i numeri di un orrore
Donbass, i numeri di un orrore

Donbass, i numeri di un orrore

“La parola ‘conflitto’ è troppo leggera di fronte ad una guerra in corso già da due anni con persone uccise ogni giorno.
La si può immaginare quasi una strage di ‘Charlie Hebdo’ a settimana.
“Diecimila persone sono state uccise e cinque milioni sono toccate direttamente dalla guerra e più di due milioni sono i rifugiati”. Queste parole le ha pronunciate ieri monsignor Borys Gudziak, eparca di San Vladimiro il Grande a Parigi, responsabile dei rapporti con l’estero della Chiesa ucraina greco-cattolica.
C’è una guerra nel cuore dell’Europa, la guerra nel Donbass, ma all’Europa dei diritti umani a Paesi e giorni alterni questo non interessa e continua a censurarne gli sviluppi dibattuti solo su quei pochi media rimasti liberi.
I dati più recenti sono quelli del Norvegian Refugee Council: solo nel 2015 in Ucraina, a causa della guerra in Donbass, sono stati registrati 942.000 sfollati. In totale, dall’inizio della guerra, sono 1.7 milioni gli sfollati interni che hanno perso la propria casa nell’est del Paese.
A questi dati, non certo rassicuranti, si aggiungono anche quelli comunicati qualche mese fa dall’ufficio federale dell’immigrazione russa che, in un rapporto riassuntivo sulle attività del 2015, ha sottolineato come negli ultimi due anni abbiano varcato il confine oltre 2.5 milioni di cittadini ucraini. Di questi, circa 1.2 milioni vivono nelle regioni sud-orientali russe.
Se per un attimo pensassimo ai numeri sull’immigrazione che investe l’Europa negli ultimi mesi, ci renderemmo conto di quanto siano irrisori rispetto ai 2.5 milioni di cittadini ucraini accolti dalla Russia.
La situazione umanitaria in Donbass resta, tuttora, drammatica.
Il rapporto dell’ONU, diffuso lo scorso mese, ha aggiornato le cifre sulle vittime di questa cruenta guerra.
Dal marzo 2014 nell’est dell’Ucraina sono morte 9.300 persone, mentre 21.000 sono rimaste ferite. A queste vanno aggiunti 580.000 bambini che vivono nelle aree vicino alle linee del fronte, per i quali la vita, secondo un dossier Unicef, è cambiata profondamente, causando problemi sociali e psicologici.

Tutto questo mentre l’Occidente, che ha sostenuto la rivolta di Piazza Maidan (dove tutto ebbe inizio), rimane in silenzio, indifferente, nell’attesa che succeda qualcosa.
Intanto la situazione sul campo torna ad essere molto critica dopo la nuova offensiva di Kiev, che può contare sui nuovi aiuti, militari chiaramente, di Turchia e Stati Uniti. Il vice comandante di corpo della DNR (Repubblica popolare di Donetsk), Eduard Basurin, ha parlato di quasi 600 tra proiettili di artiglieria e carri armati, granate e bombe di mortaio esplose lungo la linea del fronte dalle truppe di Kiev. E la notte di mercoledì, a detta delle agenzie della DNR, ci sono state battaglie più furiose di quelle dell’estate 2014.
Tutto questo perché nel febbraio del 2014 un colpo di stato, eterodiretto da Stati Uniti e Unione Europea, ha rovesciato un governo legittimo, quello Ucraino, per imporre un cambiamento geopolitico e portare Kiev contro la storia: contro la Russia, nella NATO e nell’Unione Europea.
Da allora le sanzioni alla Russia e i tentativi della NATO (USA) di espandersi fino ai confini con la Russia, hanno reso il mondo una miccia pronta ad esplodere in qualunque momento.

Come sempre è il popolo a pagare: ai cittadini ucraini viene imposto il solito meccanismo delle lacrime e del sangue tanto noto all’Europa, che ha distrutto la Grecia e gli altri Paesi del sud.
Kiev proprio questa settimana si è arresa senza condizioni al Fondo Monetario Internazionale: si partirà con l’attuazione di nuove e rigorose riforme nei settori chiave del Paese.
Un film già visto e rivisto e, purtroppo, un film dell’orrore per la popolazione.
Il M5S non accetta tutto questo.
Chiediamo da tempo la rimozione delle sanzioni alla Russia e il rispetto degli accordi di Minsk (l’Ucraina è ancora totalmente ferma in questo ambito) per ripristinare il dialogo e il cessate il fuoco.
Chiediamo, inoltre e una volta tanto, che UE e USA si facciano da parte e lascino libero il popolo ucraino di scegliere il proprio futuro e, alla NATO, di interrompere questa continua provocazione alla Russia sul confine est dell’Europa.

donbass



FONTE : Manlio Di Stefano | Un cittadino in Parlamento