Dissesto Idrogeologico, ecco le nostre proposte di legge

Sin dall’inizio di questa legislatura abbiamo trattato temi intrinsecamente connessi con il dissesto idrogeologico come la difesa del suolo, la siccità, depositando innumerevoli proposte di legge a riguardo. In questa sede mi limito a citare alcune iniziative previste dalle nostre proposte di legge sulla prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico. 

dissesto-idrogeologico_federicadaga

Le nostre proposte di legge

VIDEO Luigi Di Maio Presenta I 20 Punti Del Programma Per La Qualità Della Vita Degli Italiani.

Esentare dai vincoli del patto di stabilità interno gli enti territoriali colpiti da eventi calamitosi. Sono proprio gli enti locali, in prima battuta proprio che si trovano a dover far fronte sempre più spesso a situazioni di emergenza con risorse limitate, ridotte anche dalla pressante limitazione del meccanismo del patto di stabilità interno. Con le nostre pdl proponiamo di esentare gli enti territoriali dai vincoli del patto di stabilità interno per fronteggiare le spese per interventi di messa in sicurezza, manutenzione, consolidamento e rimboschimento di aree esposte a eventi calamitosi, nonché per interventi strutturali volti a ridurre la vulnerabilità degli edifici pubblici, al fine di agevolare la riduzione del rischio sismico, idraulico e idrogeologico, minimizzare gli impatti sulla popolazione e prevenire il verificarsi di eventi calamitosi che, nella prospettiva della riparazione del danno, richiedono l’attivazione di risorse finanziarie ben più ingenti.

Garantire incentivi fiscali e detrazione fiscale del 65 per cento per investe in sicurezza sismica e idrogeologica. Applicando questo manovra si rende meno esposti a tali rischi i propri beni immobili, siano essi edifici, infrastrutture viarie, terreni o manufatti di altro genere, favorendo il ruolo dei privati nello sviluppo di una strategia integrata per la mitigazione del rischio idrogeologico e sismico e per la tutela del territorio. La detrazione fiscale del 65 per cento è prevista anche per spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento professionali dei tecnici abilitati. Riteniamo, infatti, essenziale favorire e promuovere un processo di formazione continua che consenta agli operatori di rimanere aggiornati sulle tecniche più avanzate e di creare una rete di condivisione e di interconnessione delle conoscenze delle diverse professioni che operano nell’ambito delle materie trattate dalla proposta di legge.

Riorganizzare e coordinare le competenze in materia di dissesto idrogeologico degli organi territoriali. Si propone l’introduzione di  un ufficio geologico regionale per ogni regione e uffici geologici territoriali che assicurino un pieno e funzionale presidio del territorio e che faccia capo comunque ad una organizzazione centrale tra le autorità di bacino distrettuali e il Ministero in stretta collaborazione con l’Ispra. Un simile sistema a rete, con diversi livelli territoriali, che sia propedeutico a una gestione del territorio resiliente e coerente in ogni sua sfaccettatura e che dia una risposta efficace alle carenze progettuali che spesso sono riscontrate in vecchie e nuove opere di mitigazione del dissesto, al groviglio burocratico, alla disconnessione tra diversi livelli amministrativi in tema di gestione delle emergenze.

Come detto in precedenza gli interventi di manutenzione si traducono in minori spese se si considerano i costi che si devono sostenere per intervenire in stato di emergenza e per porre rimedio ai danni provocati dalle calamità naturali. A tal riguardo ricordo che proprio poche settimane fa è stata depositata una risoluzione sui contratti di fiume, che sono un valido strumento che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale e sostenibilità ambientale intervengono in modo paritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale. Il Contratto di Fiume si configura come un accordo negoziato e volontario fra soggetti pubblici e privati interessati alla gestione, all’utilizzo  e alla tutela della risorsa “acqua”, dei bacini idrici in generale e del relativo contesto ambientale circostante. Esso si lega strettamente al perseguimento degli obiettivi delle normative in materia ambientale, con particolare riferimento alla direttiva 2000/60/CE (direttiva quadro sulle acque), che prevede il raggiungimento del “buono stato” di qualità dei corpi idrici, alla direttiva 2007/60/CE (direttiva alluvioni), e alle direttive 42/93/CEE (direttiva Habitat) e 2008/56/CE (direttiva quadro sulla strategia marina), in quanto utile strumento per  la mitigazione e la prevenzione di fenomeni di dissesto, inondazione e di siccità, per l’utilizzo sostenibile dell’acqua, la protezione dell’ambiente e degli ecosistemi faunistici e floristici.

È inoltre dimostrato che interventi di manutenzione puntuali sul territorio rappresentano un’importante forma di risparmio in confronto a quanto si spende oggi per operare in regime di emergenza. Dati riferiti al triennio 2010-2012 parlano di una spesa sostenuta per porre rimedio ai danni provocati dal dissesto idrogeologico pari a 7,5 miliardi di euro, ossia una media di 2,5 miliardi di euro all’anno.

Nel ciclo di audizioni relative all’Indagine Conoscitiva sulle politiche per la tutela del territorio, la difesa del suolo e il contrasto agli incendi boschivi svoltasi nel corso della XVI legislatura presso la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati è stato illustrato che «il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto sull’intero territorio nazionale (dati desunti da PAI, piani straordinari e piani decennali), suddiviso per i settori Centro-Nord e Mezzogiorno, ammonta a complessivi 44 miliardi di euro: di cui, 27 per il Centro-Nord, 13 per il Mezzogiorno e 4 per il settore del patrimonio costiero.  I benefìci degli interventi di manutenzione poi si moltiplicano grazie a un considerevole risparmio nel medio e lungo periodo. Non è di minore importanza evidenziare come l’attuazione delle misure e degli interventi previsti si ripercuoterebbe positivamente anche sul livello occupazionale.

In particolare secondo i dati comunicati dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e dal Centro di ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio al comitato di indagine sulla Green Economy e confermati in sede di audizione dall’allora coordinatore della struttura di missione di Palazzo Chigi contro il dissesto idrogeologico, Erasmo De Angelis, ogni miliardo di euro investito in interventi contro il dissesto idrogeologico è in grado di creare circa 7.000 posti di lavoro strutturali.

 

 

 

 

 

 

Condividi l’articolo su: Facebooktwittergoogle_plus

Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: Federica Daga » Federica Daga : http://www.federicadaga.net/2018/02/01/dissesto-idrogeologico-ecco-le-nostre-proposte-di-legge/