Corte dei Conti, due pesi e due misure
Corte dei Conti, due pesi e due misure

Corte dei Conti, due pesi e due misure

Partiamo con una banalità, purtroppo necessaria: la Corte dei Conti svolge un ruolo imprescindibile nel nostro assetto istituzionale, assolvendo il compito di controllare l’operato di chi gestisce la cosa pubblica per verificare che la contabilità sia conforme alla legge, oltre ad accertare gli eventuali danni cagionati all’erario dai dipendenti pubblici e condannare i responsabili al risarcimento. Un ruolo evidentemente fondamentale e molto delicato, che impone scelte di assoluta trasparenza nella selezione dei vertici delle procure. Duole ribadirlo, ma questo non si può dire sia accaduto nel recente “cambio della guardia” nella procura altoatesina.

Facciamo un semplice confronto tra la selezione precedente – avvenuta nel 2011 – e quella recente del 2016. Tra i requisiti previsti per il primo concorso c’era esplicitamente anche il patentino di bilinguismo. L’eventuale nomina di un candidato privo dell’attestato è inoltre consentita solo in via eccezionale e transitoriamente per un anno, ma soprattutto nella sola eventualità che la procedura ordinaria non fosse percorribile. Sul fatto che una soluzione interna fosse disponibile o meno nella selezione del 2016 si esprimerà il Trga, mentre il Consiglio di Stato ha già emesso un’ordinanza ribadendo non solo la competenza territoriale di Bolzano, ma in sintesi anche il principio statutario dell’obbligo del patentino.

Ma torniamo alla selezione del 2011. All’epoca il presidente Durnwalder reagì protestando vigorosamente alla notizia della nomina di un consigliere della Corte risultato sprovvisto dell’attestato di bilinguismo, con una dura lettera indirizzata alla Corte a Roma  in cui  stigmatizzava la nomina “come gravemente lesiva dello Statuto”. Solo pochi anni dopo pare invece che il “sacro” vincolo del bilinguismo – rivendicato in ogni occasione come imprescindibile – non sia poi così inderogabile. Un’eccezione si può fare insomma… Ma perché?

Lo avevamo chiesto in aula al Landeshauptmann Kompatscher, la cui risposta era stata però piuttosto curiosa e si può riassumere in un semplice “Morgante parla il tedesco perché è stata un mese a Francoforte”. A quanto pare il solenne dettame dello Statuto sull’obbligatorietà del bilinguismo si intende sostituito da un’assicurazione verbale del Presidente sulle competenze linguistiche di un giudice (che oltretutto pare non siano proprio ideali).

Purtroppo nell’Svp in molti si ricordano dell’autonomia solo quando si tratta di difendere i propri stipendi dal decreto Monti.



Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: M5S Alto Adige-Südtirol : https://www.altoadige5stelle.it/2017/05/16/corte-dei-conti-due-pesi-e-due-misure/

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