Complici dei danni di Israele
Complici dei danni di Israele

Complici dei danni di Israele

Martedì 2 maggio è stata approvata, con 20 voti favorevoli, 10 contrari e 23 astensioni, la risoluzione UNESCO voluta da sette paesi (Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan), che condanna Israele relativamente ai territori ritenuti dall’ONU “Palestina occupata”.
La risoluzione critica la gestione israeliana dei luoghi santi nella Città Vecchia di Gerusalemme e si concentra su due aspetti: il fatto che gruppi della destra ebraica, sempre più spesso, si rechino sulla Spianata delle Moschee (e non solo al Muro del Pianto), rivendicando il diritto a pregare sul “Monte del Tempio”, che sorgeva in quel luogo prima di essere distrutto dai romani nel 70 dopo Cristo e “le continue irruzioni da parte di estremisti della destra israeliana e dell’esercito nella moschea di Al Aqsa e nell’Haram al Sharif” e chiede a Israele, potenza occupante, di adottare misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l’integrità” della Spianata dello moschee. Secondo aspetto, il documento denuncia gli scavi fatti e le infrastrutture costruite unilateralmente dalle autorità israeliane nel complesso che riguarda anche la Spianata delle Moschee e “il crescendo di aggressioni e di misure illegali contro la libertà di preghiera dei musulmani nei loro luoghi santi”.

In sintesi, l’UNESCO chiede a Israele di accettare il rispetto pieno dello Status Quo, concordato tra lo Stato ebraico e la Giordania dopo la guerra del ’67, che però dovrebbe garantire anche agli ebrei la possibilità di visitare la Spianata, ma non di pregare, riservando questo diritto ai soli musulmani. Secondo lo Status Quo, l’esclusiva autorità sulla Moschea di Al Aqsa e sulla spianata dell’Haram al Sharif spetta al dipartimento per gli affari religiosi giordano, il Waqf.
Penserete che questa nuova risoluzione, in fondo, non sia nulla di nuovo per un Paese che ha potuto violare per anni, e vìola ancora, oltre 70 Risoluzioni ONU così come fa con le norme del diritto internazionale umanitario. E lo penso anch’io.
L’aspetto, però, sul quale è utile concentrarsi è il ruolo dell’Italia in questa faccenda. Ancora una volta il nostro paese porta a casa una pessima figura. L’Italia è passata, infatti, dall’astensione della prima votazione di ottobre, al voto contrario di tre giorni fa.
Cosa è successo nel frattempo?
Ad ottobre Netanyahu aveva manifestato tutta la sua indignazione accusando l’UNESCO di non riconoscere l’identità dello Stato “ebraico”. Non solo, aveva rilanciato decidendo di moltiplicare alcune delle operazioni per le quali era additato dall’ONU come la costruzione di nuove colonie illegali.
Questa indignazione non aveva lasciato indifferente il nostro ex presidente del Consiglio Matteo Renzi il quale, ammettendo l’”errore” commesso dall’allora Ministro degli Esteri Gentiloni (sembra una barzelletta), aveva dichiarato prontamente che l’Italia fosse amica di Israele, qualunque cosa Israele facesse. L’astensione, quindi, per Israele, non poteva essere sufficiente.
L’Italia doveva aggiustare il tiro. E l’ha fatto.
Angelino Alfano , il giorno del voto, annunciando di aver avuto un colloquio telefonico con Netanyahu, ha affermato che la “decisione è stata presa alla luce delle eccellenti relazioni bilaterali tra Italia e Israele” e ha aggiunto che “ho dato precise istruzioni di voto al Rappresentante permanente dell’Italia presso l’UNESCO: votare no contro l’ennesima risoluzione politicizzata su Gerusalemme, tra l’altro nel giorno di un’importante festa nazionale israeliana”.
Netanyahu, da parte sua, ha ringraziato e si è congratulato con l’Italia per l’esempio mostrato agli altri Paesi, fine dei giochi.
Risultato?
Il nostro paese, che dovrebbe esprimersi secondo le linee guida della sua legge fondamentale, la Costituzione, si fa complice di chi vìola il diritto internazionale e mette all’angolo l’Agenzia dell’ONU che ne chiede il rispetto.
L’Italia si fa, quindi, complice dei danni che Israele sta provocando a monumenti antichi che l’UNESCO non riesce a tutelare per via dell’occupazione israeliana e si fa, infine, complice dell’occupazione stessa e del blocco di Gaza che l’UNESCO ha chiesto di eliminare.
Ancora una volta un atto di allontanamento della pace da parte di un Paese, il nostro, che “ripudia la guerra”. Ancora una volta il trionfo della sudditanza, questa volta a Israele, su un sogno chiamato “sovranità nazionale”.

#ObiettivoEsteri



Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: : http://www.manliodistefano.it/complici-dei-danni-di-israele/