CENTRI PER L’IMPIEGO, IL GRANDE FLOP: SOLO IL 3% DI CHI VI SI RIVOLGE TROVA LAVORO

CENTRI PER L’IMPIEGO, IL GRANDE FLOP: SOLO IL 3% DI CHI VI SI RIVOLGE TROVA LAVORO

Nelle intenzioni della riforma del lavoro, annunciate entusiasticamente dal ministro #Polettiqualche mese fa, i Centri per l’impiego avrebbero dovuto essere rivoluzionati grazie ad una serie di interventi volti a migliorarne il servizio.

Peccato che la riorganizzazione tanto sbandierata, si sia dimostrata in realtà un autentico flop: nonostante una spesa di 600 milioni l’anno per 556 Cpi sparsi sul territorio, appena il 3% dei disoccupati che vi si rivolge riesce a trovare un impiego.

Secondo l’#Istat, almeno 2 milioni e mezzo di persone all’anno cercano lavoro tramite i Centri per l’Impiego, con non poche difficoltà. E anche le aziende non sono agevolate: quelle che vi si rivolgono per trovare profili da assumere, si imbattono in uffici privi anche solo di banche dati da cui pescare disoccupati.

I governi che i sono succeduti in questi anni hanno speso miliardi di euro in incentivi, dopando il mercato del lavoro e, ciononostante, non sono stati in grado di dotare i Centri per l’Impiego di software gestionali per agevolare l’incontro tra la domanda da parte delle aziende e l’organizzazione dei curricula dei disoccupati che vi si andavano ad iscrivere.

Ecco perché nella nostra proposta sul reddito di cittadinanza (circa 17 miliardi) è inclusa una spesa di 2,1 miliardi di euro per riformare i Centri per l’impiego: una vera “manovra per la crescita” in cui lo Stato beneficerebbe di maggiori entrate dirette e indirette e vedrebbe accrescere il prodotto interno lordo, abbattendo il rapporto debito/Pil.

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FONTE : Tiziana Ciprini