CARA LILLI TI SCRIVO

CARA LILLI TI SCRIVO ✒️ Otto e Mezzo

Spett.li Lilli Gruber e Veronica De Romanis,
in relazione alla puntata di Otto e mezzo di sabato 3 febbraio 2018, in cui chiedevate lumi sulle proposte programmatiche del M5S in tema di DONNE E LAVORO, segnalo la mia proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati:
http://www.camera.it/leg17/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=17&codice=17PDL0058970&back_to=http://www.camera.it/leg17/126?tab=2-e-leg=17-e-idDocumento=4731-e-sede=-e-tipo=

Segnalo, altresì, alcuni articoli di stampa sulla proposta di legge in oggetto:
http://www.letteradonna.it/it/articoli/politica/2017/11/15/uguaglianza-di-genere-la-proposta-di-legge-del-movimento-5-stelle/24720/

Proposta di legge 5 Stelle: l’uguaglianza di genere di Tiziana Ciprini

Certa di una Vostra attenta lettura, porgo
Distinti Saluti
Dep. Tiziana Ciprini

“Il nostro Paese è 126esimo al mondo per disparità salariale. I contratti nazionali di categoria tutelano il minimo contrattuale, però c’è un trucco. E si chiama “super minimo”. Così capita, ed è la norma, che il super minimo (discrezionale) venga dato soprattutto agli uomini. Più alto è il ruolo ricoperto, più grosso è il divario. Nelle retribuzioni più alte il divario arriva al 17% in meno degli uomini.
Partendo da questi dati, la parlamentare del Movimento 5 Stelle, Tiziana Ciprini, è la prima firmataria di una proposta di legge. L’obiettivo è quello di ridurre il gap retributivo tra i cittadini e le cittadine italiane. 

Prima di tutto, il contesto.

Nel 2016, in Italia, il genere femminile ha percepito mediamente retribuzioni del 12% più basse rispetto a quello maschile e tra i laureati il divario sale al 30%. Il gender gap è, però, un problema diffuso, che travalica i confini del nostro Paese. Secondo il World Economic Forum, a livello globale, il divario di genere è al 68% e, con questi ritmi, ci vorranno 100 anni per colmarlo rispetto agli 83 stimati lo scorso anno.

In che direzione si muove la proposta di legge?

Secondo due direttrici. La prima prevede misure per contrastare il gap retributivo di genere, con premi per le aziende che rimuovono le discriminazioni. La seconda punta a favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e realizzare pienamente la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

Attualmente che norme ci sono che tutelano le donne?

La proposta di legge interviene per colmare lacune dell’attuale normativa sul divario retributivo. Attualmente, infatti, l’adozione delle “azioni positive” costituisce una facoltà per i datori di lavoro a cui non corrisponde alcun diritto della lavoratrice all’attivazione di programmi che rendano effettive le Pari opportunità.

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Ma cosa sono le “azioni positive”?

Sono previste dall’attuale art. 42 del Codice Pari Opportunità. Hanno lo scopo di eliminare le disparità nella formazione scolastica e professionale nell’accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di mobilità. Promuovono l’inserimento delle donne nelle attività, nei settori professionali e nei livelli nei quali sono sotto-rappresentate. Ma la norma non presuppone degli obblighi da parte del datore del lavoro. E la tutela contro le discriminazioni rimane solo sulla carta e poco incisiva.

E la proposta di legge cosa propone in merito?

Si introducono nel Codice delle Pari Opportunità anche gli atti di natura organizzativa e oraria. Questi possono mettere in condizione di svantaggio la lavoratrice o ne limitano, nei fatti, lo sviluppo di carriera. Noi prevediamo “un regime di comunicazioni” secondo cui le imprese devono rendere noti ogni anno i dati sulle retribuzioni e bonus pagati ai dipendenti.

In cosa consiste l’introduzione del curriculum anonimo?

Lo proponiamo in vista delle esperienze già intraprese in Europa da Spagna, Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Svezia, serve a combattere le discriminazioni contro le donne, ma anche quelle verso gli over 50 e altri soggetti svantaggiati. Lo scopo è quello di far valere le skills, a garanzia di un’effettiva parità nei processi di selezione e assunzione. Va omesso ogni riferimento personale (nome, sesso, data di nascita, situazione familiare, fotografie) e con la sola espressione di profilo, formazione, esperienze lavorative, competenze, conoscenze, capacità e attitudini professionali.

E il “Piano di Azioni”?

Per ottenere i vantaggi di legge, le imprese private con oltre 15 dipendenti e le amministrazioni pubbliche dovranno sottoporre annualmente a verifica il ‘Piano di Azioni’. Serve a prevenire qualsiasi forma di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella promozione e formazione professionale, oltre a garantire il diritto alla parità di retribuzione e superare condizioni di organizzazione e distribuzione del lavoro. Oltre a ciò, sono previsti degli sgravi contributivi triennali per le imprese che non licenziano le dipendenti diventate mamme. E un premio retributivo da 150 euro mensili per quelle donne che decidono di non abbandonare il posto dopo la nascita del proprio figlio.

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Quali potrebbero essere le misure utili per la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro?

Da uno studio dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro è emerso che, senza asili, alle madri lavoratrici conviene restare a casa. L’indagine ha attribuito il 78% delle richieste di dimissioni nel 2016 al mancato accoglimento al nido. L’assenza di una rete adeguata di servizi per l’infanzia e l’assistenza agli anziani, evidenzia come il welfare pubblico deleghi alla famiglia la responsabilità dell’assistenza. Nella proposta di legge c’è il rifinanziamento del Piano straordinario di intervento per lo sviluppo dei servizi socio-educativi. Si spera di realizzare asili nido pubblici o altre forme di asili organizzati in forma singola o associata dalle famiglie. 

Il Pd ha recentemente istituito il Dipartimento Mamme, cosa ne pensa?

La creazione del Dipartimento Mamme è una pura operazione di marketing politico, per illudere le donne che si sta facendo qualcosa di concreto. Ma se non si creano le giuste condizioni per consentire un’adeguata conciliazione tra l’attività professionale e vita familiare, assisteremo alle continue difficoltà delle donne. E ciò si traduce anche in un maggior rischio di povertà e di esclusione sociale.

Perché dovrebbe convenire alle aziende assumere una donna?

Dalla ricerca previsionale “Lavoro 2025: il futuro dell’occupazione (e della disoccupazione)”, condotta dal sociologo del lavoro Domenico De Masi (Marsilio editore, 2017), è emerso che la donna avrà un ruolo chiave in un mondo del lavoro sempre più legato a un’economia dei beni relazionali e ai lavori creativi. Le donne potranno apportare il loro valore aggiunto se riusciranno a valorizzare le proprie differenze e caratteristiche fondamentali. Come la determinazione nel perseguire il bene comune, la motivazione a cambiare le cose, l’attitudine ai valori sociali. Come è stato evidenziato da alcuni esperti, la parità di genere non è unicamente un diritto umano fondamentale, ma è anche lo strumento di un’economia prospera e moderna.

Lei crede che una Certificazione delle Pari Opportunità per le aziende possa essere utile?

La certificazione potrebbe essere un percorso interessante, sicuramente da valutare. Purché non diventi l’ennesimo adempimento burocratico, ovvero un costo per le aziende. “

Proposta di legge 5 Stelle: l’uguaglianza di genere di Tiziana Ciprini

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Tutti i diritti sono degli autori indicati alla fonte: Tiziana Ciprini : http://www.tizianaciprini.it/cara-lilli-ti-scrivo/

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