Berlusconi-Dell’Utri-Mafia: un rapporto paritario

Questo emerge dalla requisitoria del processo sul patto segreto tra pezzi delle Istituzioni e boss mafiosi. Una bomba atomica su Silvio Berlusconiche, se avessimo dei media liberi, lo farebbe ritirare a vita privata per sempre.
Alcuni passaggi delle deposizioni dicono cose sconvolgenti:
“Nel 1993 l’ex senatore si è reso disponibile a veicolare il messaggio intimidatorio dei mafiosi, cioè fermare le bombe in cambio di norme per l’attenuazione del regime carcerario. Ciò è avvenuto quando si è insediato il primo governo di centrodestra” e ancora secondo la deposizione del pentito Gaetano Grado “Negli anni Settanta portava fiumi di miliardi da Palermo a Milano. Erano soldi del traffico di droga di Cosa Nostra che Mangano consegnava a Dell’Utri, poi Dell’Utri li consegnava a Berlusconi che li investiva nelle sue società, mi pare anche per Milano Due. La mafia ha bisogno di investire. Siccome i soldi della droga erano talmente tanti che non si sapeva più quanti fossero, Mangano esportava fiumi di denaro su a Milano”.
Altro che la leggende del “uomo che si è fatto da solo”, del “imprenditore di successo”. I processi raccontano di un imprenditore sostanzialmente fallito che fece ricorso alla mafia siciliana per rinascere.
Che Paese è quello in cui un personaggio con questo passato, plurindagato per i peggiori reati e condannato per frode fiscale, può ancora comandare una coalizione politica?
Il 4 marzo spazziamolo via insieme ai poltronisti che si trascina dietro.

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