A TORINO IL DRAMMA DEL NON LAVORO

Ieri mentre eravamo in Aula a discutere le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto banche venete siamo stati colpiti dalla notizia della donna che si è data fuoco perché disoccupata da gennaio. Lo ha fatto nella sede Inps lanciando un segnale chiaro quanto drammatico.

Un grido disperato lanciato mentre qui l’Aula rigettava le pregiudiziali sul provvedimento del Governo che ancora una volta salva le banche.

Eppure quelle risorse avrebbero potuto essere impiegate per i cittadini, i giovani, i lavoratori, le imprese per riavviare un circolo virtuoso che nel complesso avrebbe salvato quelle stesse banche senza un ulteriore impiego di denaro pubblico.

Quando avvengono fatti drammatici come quello di Torino non c’è spazio per puntare il dito alla ricerca di responsabilità politiche e istituzionali.

C’è però spazio per guardare i dati, per fare considerazioni dovute senza scadere nello sciacallaggio. Uno di questi dati è quello del non lavoro, che sta martoriando il nostro paese checché ne dicano le fanfare di Governo.
L’Osservatorio Inps sul precariato, infatti, nella rilevazione trimestrale gennaio-marzo 2017 ha rilevato un netto calo nelle assunzioni a tempo indeterminato (-7,6%), mentre sono letteralmente schizzate quelle di apprendisti (+29,5%) e aumentate in misura notevole quelle a tempo determinato (+16,5%).

Precariato puro che impoverisce la nostra società, che spunta le armi della formazione iniziale e mortifica quelle della formazione continua e della professionalizzazione. Al contrario, come emerso dalla ricerca Lavoro 2025 svolta dal prof. De Masi con il contributo dei miei colleghi Tiziana Ciprini e Claudio Cominardi, serve un sistema nuovo, che si adegui alla trasformazione tecnologica, alle nuove esigenze di tempo lavorativo.

Serve una formazione continua che dia la possibilità anche e soprattutto a chi si trova in fasce d’età svantaggiate (over 40 e over 50) di potersi riqualificare e ricollocare nel mercato del lavoro. Il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento o di progressione sociale ma è soprattutto uno strumento di percezione di sé, di valorizzazione, di partecipazione attiva e non può essere precluso a nessuno, men che meno in una Repubblica che si dice fondata sul lavoro.

Torino, donna si dà fuoco all’Inps: è grave. “Licenziata a gennaio, non ho ancora il sussidio di disoccupazione”Lo Stato ha il dovere di intervenire, non continuiamo a fare finta che vada tutto bene, non va tutto bene!

Pubblicato da Fabiana Dadone su Martedì 27 giugno 2017







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